Sulla panchetta

scritto da Paulus
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Autore del testo Paulus

Testo: Sulla panchetta
di Paulus

Gli occhi lacrimanti per la corrente ancora pungente e riarsa. Me li asciugo con la pezzuola che arrotolo furtivo stizzito per questo incomodo che da tre giorni mi tormenta incessantemente e non so come sbarazzarmene. Forse questa lacrimazione origina dal pulviscolo consistente sollevato dal fortunale, dalla congiuntivite o ancora dalla secchezza dell'aura o da qualche altro accidente che non so neppure congetturare. Accavallo le gambe, seduto su una panchina del giardinetto su cui fanno capolino i caseggiati posizionati su tutti i quattro lati. Spargo il becchime di cui una ventina di piccioni fa man bassa. Il capo di questi pennuti sobbalza nervosamente a scatti e l'occhio, inerte immobile, è sempre guardingo probabilmente per atavica tendenza alla conservazione al supporre minacce di predatori. Spiego il giornale per dare una scorsa ai titoli e ai catenacci, ma i caratteri cubitali diventano illeggibili per l'offuscamento della vista. "Non è in condizione di leggere e non per dislessia ma per un fastidio passeggero che non è infrequente in questa stagione. Mi pare di diagnosticare." bisbiglia un uomo che mi si è seduto accanto. Guanti mezze dita sfrangiati per l'uso e gabbano stinto. Lo sogguardo incuriosito, per me è un volto nuovo. "Lei non è del posto?" chiedo con aria scanzonata ma senza una punta di malignità. ”Sono di passaggio, domani l'altro riparto con il primo treno. Un lutto, uno strazio la dipartita di mio cognato, imprevista inaspettata. Uno strazio per mia sorella che non si rincuora. Ma ho anch'io i miei obblighi i miei vincoli, il lavoro la famiglia.
Mi tocca rincasare volente o nolente.” soggiunge “Frattanto però se vuole le leggo il giornale, l'articolo di apertura o quello di fondo che di solito è più austero, come le aggrada, quello che preferisce. “. "Va bene." rispondo sbadatamente mentre i piccioni svolano atterrando sui pinnacoli della cattedrale. “Va bene.”ripeto. La declamazione è lenta onirica e a tratti surreale, una nenia che concilia il sonno. E io ansimando e con gli occhi lucidi per quei lucciconi che li detergono mi accascio sulla panchetta, le braccia incrociate sul petto e le gambe distese. Mi sveglia il frastuono del clacson, il giornale, stropicciato, per terra, imbrattato dal guano dei volatili che ora pisolano sulle cuspidi.

Sulla panchetta testo di Paulus
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